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giovedì 3 novembre 2011

L'appello dei genitori alla scuola materna di Villa Verucchio

In questi giorni nella scuola materna di Villa Verucchio si sta discutendo su temi di non poca importanza: sovraffollamento delle classi e spazi non a norma.

Molti genitori sono indignati di fronte a classi di 40 metri quadri che si affollano di 27 bambini, quando il limite massimo consentito è di 20. Immaginate cosa significhi mangiare, giocare, colorare e sporcarsi in un aula tanto ristretta, moltiplicato per 27!
"Nelle ultime riunioni - ci raccontano i genitori - abbiamo provato almeno a chiedere la rotazione annuale delle classi per fare in modo che tutti i bambini abbiano la possibilità di stare nelle classi migliori, ma non tutte le maestre sono state contente di queste nostre richieste".
Intanto il Tar ha posto un ultimatum al Governo per riqualificare l'edilizia scolastica, clicca qui per sapere di che si tratta.
Di certo i genitori non si arrenderanno, ma il Dirigente Scolastico e il Comune prenderanno provvedimenti? Noi rimaniamo aggiornati e continueremo ad aggiornarvi.
Ringraziamo chi ha permesso che la situazione sia ben visibile agli occhi dei cittadini che, prima o poi, se già non lo sono, diventeranno genitori!

martedì 17 maggio 2011

Una profezia

Che nesso c'è tra il decadimento dell'istruzione e la riduzione inavvertita degli spazi di democrazia?

Risponde Umberto Galimberti

"Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato sotto il fascismo. L'altro è il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime. Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. E allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. 
Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico" Piero Calamandrei Il lettore Nino Gernone (ninorochan@yahoo.it) che ringrazio, mi ha fatto pervenire questo brano di Piero Calamandrei tratto dal suo Discorso pronunciato al 3 Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950. 
Sono passati sessant'anni e questo discorso sembra una profezia che rende evidente il fatto che mai è scongiurato il pericolo di passare da un "totalitarismo aperto e confessato" a un "totalitarismo subdolo, indiretto e torbido". Continuiamo a ritenerci un paese democratico probabilmente perché siamo liberi di votare ma, come ci ricorda Giovanni Sartori, le elezioni sono solo uno dei tanti modi possibili di eleggere i capi, la democrazia è ben altro. È innanzitutto scuola e istruzione, perché quando il popolo diventa gregge, ce lo ricorda Nietzsche, "altro non desidera che l'animale capo". Uno dei modi per desensibilizzare un popolo al bisogno di democrazia è impoverire la scuola, sottraendole i mezzi finanziari necessari per compiere quel lavoro fondamentale che è l'educazione dei giovani. Ridurre il numero dei maestri e dei professori, aumentare il numero degli studenti nelle classi significa semplicemente rendere impossibile qualsiasi processo di istruzione e di educazione, e trasformare la scuola in un semplice parcheggio di ragazzi a tutt'altro interessati, che si fatica persino a tener disciplinati. Io non penso che ciò avvenga solo per ragioni finanziarie. In fondo un popolo incolto, o educato solo dalla televisione, è più facile da governare. 

 Gina

Tratto da
Repubblica.it